martedì 11 dicembre 2012

La donna vampiro nella mitologia,nella antica Roma ma anche eroine dei nostri giorni con Anne Rice

Creature non umane  molto simili alla figura più moderna di vampiro (il non-morto che continua una sua non-vita nutrendosi di sangue umano) esistono da sempre e fanno parte di un'antica mitologia.Il vampiro ha un'età senza data e un'origine universale: esiste in ogni cultura indipendentemente dal tempo e dalla latitudine, nonostante le numerose teorie che lo vogliono figlio di questa o di quella tradizione. 
Mormos, Lamiae, Empusae, Striges, sono demoni della mitologia greco-romana capaci di tramutarsi in leggiadre giovani che attirano le loro prede per berne il sangue e divorarle.
Lamia  era figlia di Belo, re di Libia  per sua disgrazia fu amata da Zeus .Era, terribilmente gelosa del marito, fece si che i figli di Lamia morissero strangolati.Lamia si nascose in una caverna e diventò un mostro orribile: gelosa delle madri più felici rubava i loro figli .
Una scultura ellenica presente al British Museum, raffigura le Lamie che corrono con un bambino stretto tra le braccia del quale poi berranno il sangue.


Se le vittime predilette della Mormo greca erano i bambini, Empusa e Lamia avevano tutte le caratteristiche del vampiro, adescando anche giovani uomini nei loro letti per succhiarne il sangue e i fluidi vitali. Non a caso, le Striges sono vampiri femmina dell'antica Roma, e con lo stesso nome venivano indicate le cortigiane. Esisteva anche una "Afrodite Lamia" che era la commistione tra l'amore  e la carnalità più crudele.

Nell'antica Babilonia troviamo  la Lamashtu che attira gli uomini per berne il sangue e sottrae il feto dal grembo delle madri, mentre Lilith, o meglio l'Ardat Lili anch'essa babilonese, è probabilmente il primo autentico vampiro donna della tradizione.

In epoca moderna  le vampire di Anne Rice,  vivono in un alone di quotidianità in cui tutto è codificato, anche se in un mondo parallelo sconosciuto alla maggior parte degli umani. Oppure diventano eroine un po' cyberpunk come nel film Underworld, in cui il tratto distintivo sembra essere solo il canino allungato e l'arrampicata sul muro.

giovedì 8 novembre 2012

BRAM STOKER : UN FATTO STRANO ISPIRO' IL SUO DRACULA

 L' 8 novembre , 165 anni fa  naceva Abraham (Bram) Stoker, colui che ha dato vita al classico del terrore ''Dracula''.  Allo scrittore irlandese, nato a Clontarf (Dublino) l'8 novembre del 1847,  Google dedica  un doodle per ricordare il grande scrittore.Il colosso di Mountain View ha voluto così omaggiare un grande della letteratura dell'orrore, e soprattutto quello che può essere considerato come il padre del filone letterario sui vampiri, molto tempo prima dei vari "Twilight" odierni.
 Il piu' celebre dei romanzi di Stoker inizia probabilmente a formarsi, nella sua mente, gia' nell'infanzia: fino all'eta' di otto anni il piccolo Bram fu infatti costretto a letto, praticamente incapace di alzarsi in piedi, da una malattia fortemente debilitante. Guarì  ed i medici che lo avevano in cura definirono la sua guarigione miracolosa. E proprio il sonno senza fine e la resurrezione dei morti sono alla base del suo Dracula. Gli interessi culturali di Stoker furono vasti: studio' storia, letteratura, matematica e fisica al Trinity College di Dublino e consegui' la laurea in matematica a pieni voti. Tra le varie esperienze lavorative, anche come domestico, trovo' il tempo di tuffarsi, a titolo gratuito, nell'attivita' di giornalista, come critico teatrale per il The Evening Mail. E fu in quest'ambiente che  fece amicizia  con l'attore Henry Irving, grazie al quale conobbe anche Sir Arthur Conan Doyle . Stoker inizio' a dedicarsi ai romanzi come seconda attivita', e ne scrisse un gran numero, raggiungendo l'apice dell'ispirazione proprio con la storia di vampiri intitolata ''Dracula'', pubblicata nel 1897 dopo una ''gestazione'' di circa 7 anni. Nel 1890 aveva incontrato il professore ungherese Arminius Vambery, il quale gli aveva raccontato la leggenda del principe rumeno Vlad Tepes Dracul, detto anche ''l'impalatore''. Personaggio che Stoker trasformo' nel Conte Dracula, il protagonista del suo racconto, che a sua volta ha ispirato una lunghissima serie di film e di opere teatrali.

Un mito nato da un incubo di Stoker per un’abbondante scorpacciata di gamberi, resuscitato da Coppola con la documentazione storica sulla vita di “Draculea”, il Conte Vlad III principe di Valacchia, il feroce paladino dell’Europa cristiana contro i turchi invasori, che governò sulla Transilvania nel XV secolo. Un contributo che aggiunge alla storia originale il grande Amore shakespeariano di Dracula per la sua amata sposa Elisabeta, morta suicida credendolo morto in battaglia, inducendo il paladino della fede a rinnegare Dio, trasformandosi nel principe delle tenebre, e trasformando il mostro nell’uomo che vive nell’ombra, nel Nosferatu capace di amare e nel vampiro irresistibile, che nella Londra del 1897 incontra la reincarnazione della consorte.
La trasposizione cinematografica di Coppola del Dracula letterario di Stoker, inizia con le ombre della battaglia nel 1480 e Vlad Drakul, che maledice il Dio che fa impazzire chi lo serve, dopo aver appreso dell’inganno che ha indotto la sua amata al suicidio, trasformandosi nel vampiro che attraversa gli oceani del tempo per ricongiungersi con la reincarnazione della consorte, l’unica che potrà liberarlo dalle tenebre, sullo stesso sagrato della chiesa che lo ha maledetto.

 Per molti il film di Coppola contribuì a rinnovare il genere vampiresco e la figura del conte Dracula, interpretato da un Gary Oldman irresistibile, affiancato da un cast d’eccezione che mette a frutto le doti interpretative di Anthony Hopkins, nel ruolo del professor Abraham van Helsing e del sacerdote Cesare, che condanna l’anima di Elisabeta alla dannazione perché morta suicida.
Con loro la giovane Wynona Ryder nelle parti di Mina Murray e dell’amata Elisabeta, Keanu Reeves in quelle di Jonathan Harker, alle prese con le tre audaci spose del principe delle tenebre, interpretate da Monica Bellucci, Michaela Bercu e Florina Kendrick. Ma anche Sadie Frost nel ruolo della rossa e procace Lucy Westenra, Richard E. Grant in quello del dottor Jack Seward, direttore del manicomio che ospita Tom Waits nel ruolo del folle e delirante R.M. Renfield.
Bram Stoker mori' a Londra, dove e' sepolto, il 20 aprile del 1912.
Curiosità:  Dracula  ispirazione da un fatto che coinvolge  il "sangue italiano"

Vampiri - Mario Fracasso

Nel 1862 la poetessa Elizabeth Siddal venne deposta nel cimitero di Highgate, a Londra. Era una donna bellissima e  apprezzata come modella. Fu la musa ispiratrice per suo marito, Dante Gabriel Rossetti, pittore e poeta britannico di chiare origini italiane: il padre, Gabriele Rossetti, era nato a Vasto, in Abruzzo. Al momento della sepoltura, l’artista volle deporre tra i rossi capelli della sua amata un libro di poesie. Sette anni dopo, riaprendo la bara per recuperare quel libro, trovò il corpo della donna in perfetto stato e con i capelli più lunghi di quando era morta. Il fatto fece scalpore ma fu pian piano dimenticato. Da quel momento, però, il cimitero iniziò ad essere avvolto da un fascino oscuro. L’atmosfera è resa decisamente più misteriosa dallo stile gotico utilizzato per lapidi, statue, mausolei e cripte. Passeggiando tra l’Egyptian Avenue e Lebanon Cyrcle sembra di essere all’interno di un romanzo di Mary Shelley e Bram Stoker ne trasse ispirazione per il suo Dracula: lo cita più volte e vi ambienta la caccia al vampiro di Lucy Westenra che appare tra le tombe con la sua vittima infante tra le braccia.
 Dal 1975 l’associazione The Friends of Highgate Cemetery si occupa della sua gestione e delle visite guidate; il cimitero è rimasto un luogo di pellegrinaggi per appassionati del mondo goticoe dell’occulto.


Abraham "Bram" Stoker (8 November 1847 – 20 April 1912) was an Irish novelist and short story writer, best known today for his 1897 Gothic novel Dracula. During his lifetime, he was better known as personal assistant of actor Henry Irving and business manager of the Lyceum Theatre in London, which Irving owned.
Stoker was bedridden until he started school at the age of seven, when he made a complete recovery. He studied at Trinity College in Dublin. He graduated with honours as a B.A. in Mathematics.
 The Stokers moved to London, where Stoker became acting manager and then business manager of Irving's Lyceum Theatre, London, a post he held for 27 years.
 Stoker then spent several years researching European folklore and mythological stories of vampires. Dracula is an epistolary novel, written as a collection of realistic, but completely fictional, diary entries, telegrams, letters and newspaper clippings, all of which added a level of detailed realism to his story, a skill he developed as a newspaper writer. At the time of its publication, Dracula was considered a "straightforward horror novel" based on imaginary creations of supernatural life. "It gave form to a universal fantasy  and became a part of popular culture."

Stoker had a strong interest in science and medicine and a belief in progress. Some of his novels like The Lady of the Shroud (1909) can be seen as early science fiction.
Stoker had an interest in the occult especially mesmerism, but was also wary of occult fraud and believed strongly that superstition should be replaced by more scientific ideas. In the mid 1890s, Stoker is rumoured to have become a member of the Hermetic Order of the Golden Dawn, though there is no concrete evidence to support this claim.

Fonti: Wikipedia

domenica 6 maggio 2012

Etruria e l’Invisibile Porta di Accesso al Mondo Sotterraneo.


Gli Etruschi sono uno dei popoli più enigmatici del nostro territorio .Dalle loro avanzatissime conoscenze, dai riti e dalle loro credenze emergono una serie di somiglianze con altre antiche civiltà come quella dei Celti e degli Inca.
Plinio, nel descrivere le città e i popoli dell’Etruria al tempo di Augusto, parla di VESENTINI, antichi abitanti della città  Etrusca di VESENTUM, situata sulla sponda meridionale del Lago di Bolsena, sul colle  che da essa ha ereditato il nome MONTE BISENZIO. 

“Fra gli Etruschi…e noi [Romani] c’è questa differenza: noi riteniamo che i fulmini scocchino quando c’è stato uno scontro di nuvole, essi credono invece che le nuvole si urtino per far scoccare i fulmini. Infatti, dal momento che attribuiscono ogni cosa alla divinità, essi sono convinti non già che le cose abbiano un significato in quanto avvengono, ma piuttosto che avvengono perché debbono avere un significato” (Seneca, Nat. Quaest., 2, 32)
 
In questo brano di Seneca troviamo  l’idea di base  della religione etrusca e di tutta la  concezione della vita : che qualsiasi fenomeno naturale  è  l’espressione della volontà divina . E' un segnale che la divinità invia all’uomo e il suo dovere  è fare il possibile per capirlo adeguandosi ad esso.

Il centro sacrale di questa terra si troverebbe sul Monte Labbro, non molto lontano da S.Fiora, sul versante sud-ovest del Monte Amiata.

 Santa Fiora è citata da Dante Alighieri nel VI canto del Purgatorio della Divina Commedia,
Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,
Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
color già tristi, e questi con sospetti!
Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura
d'i tuoi gentili, e cura lor magagne;
e vedrai Santafior com'è oscura!
Ogni anno i re-sacerdoti etruschi, chiamati ‘lucumoni’ (Lukmnes), si riunivano a Volsinii , l’odierna Bolsena sul lago di Bolsena, centro morale, religioso e politico di tutta l’Etruria, capitale della confederazione delle dodici città-stato etrusche.

Gli Etruschi avevano un rapporto molto stretto con il ‘magico’ che studiavano e  decodificavano grazie a norme e principi tratti da discipline come ad esempio la numerologia e l’astrologia.

 

Il culto della natura, la divinazione della “Madre Terra”, il legame tra le “Vie di Pietra”celtiche e le Vie Cave” etrusche, direttrici di quel magnetismo terrestre che avrebbe condotto alla conoscenza, sono solo alcune delle somiglianze inspiegabili tra queste antiche civiltà così lontane nel tempo e nello spazio.

È proprio dall’osservazione delle “Vie Cave”, immani precipizi, nascosti nella vegetazione e scavati con il solo aiuto di scalpelli e piccoli martelli, che  potrebbe dare un aiuto a capire il mistero degli etruschi. Uno squarcio profondo trenta metri, scavato nelle profondità di quella Terra che gli Etruschi consideravano sacra.
Lo studio delle vie cave solleva interrogativi inquietanti: a cosa potevano servire queste opere colossali? Perché ogni via cava passa per una necropoli? Perché dalle alte pareti si affacciano continuamente aperture di tombe antiche? Perché chiese templari e romitori come questo sono sorti nelle loro vicinanze? E come mai alcuni credono che, ancora oggi, questi luoghi abbiano un "potere" particolare, tanto da celebrare al loro interno riti di iniziazione spirituale?
La spiegazione del mistero sarebbe da cercare nell’origine dei riti e dei miti etruschi.
La dea creatrice per gli Etruschi è Uni, la Madre Terra. Il suo potere sacrale ispira  tutta l’arte etrusca, terrena e ultraterrena. 
Secondo la leggenda è il primo re-sacerdote Tarkun  a ricevere gli insegnamenti sacri direttamente da un essere soprannaturale: Tages, fanciullo con voce da anziano, che sorge dal solco di un aratro nella Terra. 

Tages, prima di inabissarsi nel sottosuolo, detta a Tarkun e ai dodicisacerdoti etruschi (i Lucumoni) i Libri Acherontici: testi sacri sul viaggio delle anime oltreil fiume dell’Aldilà, verso il regno sotterraneo di Ade e Persefone. E' il libro dei morti etrusco, la via d’accesso agli inferi. Per gli Etruschi esisteva dunque nel sottosuolo una divinità dispensatrice di forza e conoscenza. Tutto il loro culto della Terra è la penetrazione fisica e rituale del mondo sotterraneo, alla ricerca di sapere e di potere sacro.

Ma c’è un’altra civiltà arcaica che onora lo stesso culto: sono gli Inca dell’antico Perù.
L’oscuro regno sotterraneo di Ukupacha è analogo agli inferi etruschi, e il suo signore,Washarinka, quando viene evocato dai sacerdoti Inca emerge, come Tages, a dispensare potere e conoscenza.
Ma questa non è l’unica analogia trale due civiltà…
Le vie cave sarebbero, dunque,cammini sacri, passaggi rituali che conducevano dalle città dei vivi a quelle dei morti. La loro profondità sarebbe servita a renderli più vicini al sottosuolo, a contatto con quella che gli Etruschi consideravano la fonte diretta del potere sacro. In che modo questa ipotesi sarebbe allora legata alla scomparsa degli etruschi?
La mappa delle vie sacre finora rinvenute mostra come la loro distribuzione sembri obbedire ad un grande disegno geometrico. E’ come se tutte le vie cave convergessero verso un preciso centro geografico: il lago di Bolsena. Velzna era l’antico nome dell’attuale Bolsena, il più grande lago vulcanico d’Europa. Intorno al lago sorgeva il Fanum Voltumnae, il più importante bosco sacro dell’Etruria, dedicato alla dea dell’acqua. Il lago
fu scelto dai sacerdoti come omphalos, cioè ombelico sacro di tutta la civiltà etrusca. 
Qui,una volta l’anno, i dodici Lucumoni si riunivano per celebrare l’unità spirituale del popolo etrusco. Al centro del lago sorgono due isole: la Martana e la Bisentina. Quest’ultima era considerata dagli Etruschi un’isola sacra, il vero cuore geografico e spirituale di tutta la "nazione" etrusca. Il maggiore tempio sacro, però, non è mai stato ritrovato e testi antichi fanno pensare che fu probabilmente occultato dagli stessi sacerdoti, insieme alle sue torri d’oro e ai suoi tesori segreti.
 
 Il lago di Bolsena ha però una somiglianza impressionante con l’andino Titikaka, lago sacro e centro spirituale della civiltà Inca.

 Anche sul Titikaka affiorano due isole, e anche lì, gli Inca ne scelsero una come loro ombelico sacro. Sotto le sue acque i sacerdoti ritenevano infatti che abitasse lo spirito di Washarinka.
Per entrambe le civiltà, dunque, l’isola sul lago rappresentava la porta di comunicazione con l’oscuro e sacro mondo dell'aldilà. Proprio come per gli Inca, alcuni pensano che una parte del popolo etrusco possa allora aver deciso di scomparire inabissandosi nel sottosuolo. In quest’ipotesi fantasiosa, l’Isola Sacra Bisentina rappresenterebbe uno degli accessi alla mitica e favolosa Agarthi.
 
Livio, pur nominando più volte il Fanum, non ne fornisce l'esatta ubicazione: "Così, le due città, inviati gli ambasciatori ai dodici popoli chiedendo che fosse indetto un concilio di tutta l'Etruria presso il Fanum Voltumnae..."; "Le assemblee per stabilire se muovere guerra si tennero presso Volsci ed Equi e in Etruria, presso il Fanum Voltumnae..."; "essendosi tenuto un grande raduno degli Etruschi presso il Fanum Voltumnae...".
Presso il Santuario di Voltumna si svolgeva "ogni primavera, il congresso federale delle 12 città etrusche .  Il congresso prendeva prima in esame gli affari comuni di carattere generale, e quelli di politica estera,deliberava la pace e la guerra…

 Nel tempio di Voltumna veniva affermata l'unità della nazione... della lingua, e, soprattutto, della comune fede religiosa… Il FANUM VOLTUMNAE, espressione viva dell'unione e della fede del popolo etrusco, non cessò mai, anche dopo la conquista romana, di rappresentare il 'cuore' dell'Etruria...".

Un'altra ipotesi piuttosto recente suggerisce che il Santuario Federale degli Etruschi si trovasse presso la "Civita" di Grotte di Castro: infatti, nella pianura intorno alla chiesa di San Giovanni in Val di Lago, sulla costa del lago di Bolsena, "sino al 1799... ogni anno il 24 giugno... aveva luogo una antica e rinomata fiera, frequentata anche dagli abitanti limitrofi della bassa Toscana e dell´Umbria" . 



domenica 22 aprile 2012

Roma, Etruria , Agarthi e la Geometria Sacra :Le Vie Cave


Cosa avvenne sulla nostra terra dopo il diluvio Universale?
Dove era situata Atlantide?
Perché gli Etruschi continuano ad essere un popolo del tutto misterioso?
A Roma, presso il Tempio di Saturno ed il Comizio, c'era un sacellum identificato come mundus, che costituiva anche il nucleo, il centro, l'omphalos della città .

Plutarco, nella Vita Romuli, racconta che Romolo, accingendosi a fondare la sua città sul Palatino, mandò a chiamare dei sacerdoti dall'Etruria, perchè lo guidassero nella cerimonia con i sacri riti e le regole religiose previste.
 Scavarono un profondo fosso rotondo, ed ogni uomo della comunità gettò solennemente in esso le primizie ed un pugno di terra del luogo di provenienza. Si mescolarono così da dare il senso della formazione di una nuova comunità.

Analogamente al mundus di Roma, il pozzo dell'isola Bisentina avesse accolto la terra ed i prodotti agricoli dei dodici popoli d'Etruria, Voltumna/Veltune potrebbe allora connotarsi come il Dio delle comuni radici etrusche.
 
All'incirca al centro dell'isola Bisentina, si trova un sito straordinario, la cosiddetta Malta, chiamata in tale modo perchè malta vuol dire "fango", ed era quindi un nome adattissimo per designare un
luogo umido e scuro, usato durante il medioevo come prigione. 

Si tratta di un'ampia camera circolare, di circa 6 metri di diametro per 6 di altezza, in comunicazione
con l'esterno attraverso un corridoio di circa m.1,60 di altezza per m.1,50 di larghezza; al centro della camera c'è una circonferenza fatta di mattoni che delimita un pozzo ora ricolmo, con diametro di 1,6 m; in corrispondenza a quello, dal centro della volta parte verso l'alto un lungo condotto circolare che sbocca in superficie, in un bosco . La perfetta circolarità del condotto, in tutta la sua lunghezza di venti metri, mostra che esso era stato fatto per uno scopo sacro speciale, e non per portare aria in una prigione sotterranea.

Forse la costruzione era un mundus, che consentiva ai 12 lucumoni, seduti intorno, di entrare in comunicazione con il cielo e con le forze ctonie durante le loro cerimonie religiose e riunioni, così da prendere decisioni e deliberazioni in accordo con la volontà degli dei . In tutte le città etrusche c'era un mundus, imposto dalla legge religiosa come collegamento con il mondo sotterraneo.
Sulla costa del lago di Bolsena, di fronte all'isola Bisentina, sorgeva l'importante città etrusca di Visentium.  Vicino ad essa, ci sono aree e spiagge dove la gente avrebbe avuto abbastanza spazio per i "sacri ludi", e da dove avrebbe sempre potuto vedere il santuario sull'isola, come simbolo della divinità venerata. Una sede appropriata per le corse dei cavalli potrebbe essere stata la depressione ovale di Lagaccione, un piccolo cratere vulcanico delle dimensioni di 750 x 1000 metri, una sorta di modello ideale di un grande stadio: sedute sul naturale pendio del cratere, molte migliaia di persone avrebbero potuto assistere a corse di carri e cavalli sul terreno dell'ovale .

E' notorio che solitamente i Cristiani costruirono le loro chiese sui luoghi dove in precedenza sorgevano templi pagani. Sull'isola Bisentina ci sono 8 costruzioni, fra chiese e cappelle: forse al di sotto di una di esse, magari quella sul punto più alto dell'isola, il Monte Tabor (56 m al di sopra del livello del lago), c'era precedentemente il tempio della dea Nortia .

Quanto alle assemblee dei 12 lucumones, esse dovevano aver luogo in un posto speciale, forse in una grotta sotterranea.

Il nome dell'isola Bisentina deriva da Bisentium, antico centro di origine etrusca fondato sulla sponda di fronte del lago.

 Lunga 700 metri e larga 500, la leggenda narra che in questa isola  si cela il passaggio segreto al regno sotterraneo di Agarthi .
 
Dell'esistenza di questo mondo inaccessibile e dei varchi attraverso cui entrarvi si racconta da tempi remoti. Gli altri varchi sarebbero nella foresta amazzonica, in Brasile, in Siberia e nel grande deserto del Gobi in Asia centrale. Tra le zampe della famosa Sfinge nella piana di Giza vi sarebbe poi un ulteriore accesso al mondo fantastico di Agarthi. Il varco di accesso in Italia, invece, si troverebbe proprio sull'isola Bisentina nel lago di Bolsena, luogo sacro per il popolo degli Etruschi.

Pur se disabitata, è aperta al pubblico , la si può visitare accompagnati da una guida imbarcandosi su un battello dal porticciolo di Capodimonte. 
Sull'isola interessanti da visitare sono la chiesa rinascimentale dei Santi Giacomo e Cristoforo, il cui progetto fu affidato dal cardinale Alessandro Farnese al Vignola ed il Tempietto di Santa Caterina, a pianta ottagonale, chiamato comunemente la Rocchina, attribuita ad Antonio da Sangallo il Giovane.

Agarthi è l’immaginario mondo sotterraneo dove, vivrebbero grandi maestri antichi, uomini e mitici depositari di segreti posseduti da civiltà scomparse.
Una sorta di rifugio della sapienza, Agarthi (dal sanscrito, significa “l’inaccessibile”) sarebbe infatti un enorme regno sotterraneo nel quale vivrebbero esseri superiori  capaci di cose impensabili per noi terrestri che abbiamo dimenticato come usare l’energia chiamata Yril.  Il Yril permetterebbe di volare, di spostare oggetti con la forza del pensiero (telecinesi), di leggere nella mente e altre innumerevoli applicazioni.

Ma quale sarebbe l’origine di Agarthi?  I cataclismi e le guerre sulla superficie spinsero il suo popolo a stabilirsi sottoterra. I cataclismi sarebbero dovuti alla guerra tra Atlantide e Lemuria con l’uso di armi potentissime .Si parla addirittura di armi nucleari che distrussero le due civiltà della quale resta memoria nel mito del diluvio universale. La leggenda primigenia del diluvio universale è infatti presente sia in occidente che in oriente e potrebbe quindi essere stato causato da una guerra termonucleare mondiale con armi potentissimi e tecnologicamente avanzate.

In molti testi sacri in effetti si raccontano guerre antichissime avvenute in cielo. Secondo queste leggende i buoni vennero sconfitti e si nascosero nel sottosuolo del pianeta.
Agarthi sarebbe quindi un rifugio sotterraneo in cui questi eletti si sarebbero salvati e con loro la cultura e la tecnologia atlantidea. Per evitare che il male possa entrare in Agarthi esiste un sistema di protezione che la isola dal mondo attraverso delle vibrazioni che offuscano la mente e rendono i 
La fortuna occidentale di Agarthi nacque con Ossendowsky (autore di “Bestie, uomini e dei”), Alexandre Saint-Yves D’Alveydre (“Missione dell’India”) e Guénon (“Il Re del Mondo”). Il terzo non fece che altro che reinterpretare le idee dei primi due. Il primo era un viaggiatore che riferì dei suoi tragitti in Asia mentre l’altro era un occultista che pretendeva di avere avuto rivelazioni da un “maestro”. Tutto ciò aveva però poco a che fare con la Shambalà tibetana e indù sopra descritta ed è anche la fonte della storia del “regno sotterraneo” estranea ai testi orientali.

Una delle prime fonti del mito dei regni sotterranei è Il Dio fumoso (The Smokey God or A Voyage to the Inner World, 1908), di Willis George Emerson, la pretesa autobiografia di un marinaio norvegese chiamato Olaf Jansen. Emerson racconta di come Jansen abbia navigato all’interno della Terra attraverso un’apertura presso il Polo Nord. Per due anni sarebbe vissuto con gli abitanti di questo regno il cui mondo sarebbe illuminato da un “Sole centrale fumoso”. Il padre sarebbe rimasto ucciso durante il ritorno, mentre il figlio ricoverato come pazzo. Il resoconto sarebbe stato dato dal figlio, che dopo la dimissione dal sanatorio si sarebbe stabilito in California, e che novantenne avrebbe deciso di rendere pubblica la vicenda. Malgrado nel racconto di Emerson non si faccia il nome di Agarthi, esso vi è stato associato in opere successive. Shambalà “la Minore”, una delle colonie di Agarthi, era la sede del governo del regno. Mentre Shambalà consiste in un continente interno, le altre colonie satelliti sono solo degli agglomerati più piccoli situati all’interno della crosta terrestre o dentro le montagne. I cataclismi e le guerre avvenute sulla superficie spinsero il popolo di Agarthi a stabilirsi sottoterra.

Il leggendario paradiso di Shambalà ha varie analogie con altri luoghi mitici, come la Terra Proibita, la Terra delle Acque Candide, la Terra degli Spiriti Raggianti, la Terra del Fuoco Vivente, la Terra degli Dei Viventi, la Terra delle Meraviglie. Gli indù parlano di Aryavartha, terra d’origine dei Veda; i Cinesi di Hsi Tien, il Paradiso Occidentale di Hsi Wang Mu, la Madre Regale dell’Ovest; la setta cristiana russa dei vecchi credenti la chiamava Belovodye e i Kirghizi nominano invece Janaidar.

domenica 29 gennaio 2012

Shopping e Cultura a Roma : Divertirsi e Scoprire le Nuove Tendenze della Moda

Roma gran bella città piena di  arte e cultura ma anche città della moda e per questo importante punto di riferimento nel campo  delle nuove tendenze.

Chi viene a Roma e vuole divertirsi a scoprire le nuove tendenze ha, quindi, solo l’imbarazzo della scelta.
Punto di partenza per il nostro entusiasmante  tour alla scoperta della città non può che essere l’elegante e celebre Via Condotti, uno dei luoghi preferiti dagli stranieri per gli acquisti romani, costellata di atelier dei più importanti stilisti italiani ed internazionali come Valentino, Armani, Ferragamo,Gucci, Dolce & Gabbana e Dior, solo per citarne alcuni.

Da segnalare, sempre a Via Condotti, i preziosi gioielli di Bulgari, Cartier e Federico Buccellati.
Altrettanto glamour ed elegante è Via Frattina che, insieme a Via Borgognona e Via Bocca di Leone, ospita alcune importanti griffe di fama mondiale tra le quali vale la pena menzionare lo store di Trussardi, l’elegante negozio di Cesare Paciotti e il raffinato atelier di Pal Zileri.

Lasciamo ora la zona del glamour di alta classe e andiamo nella  zona adiacente Piazza di Spagna e proseguimo lungo via della Mercede arriviamo così a Via del Corso, una delle principali arterie della città.

 Sempre  vivace e ricca di novità, ospita negozi di vario genere, in grado di venire incontro alle più diverse esigenze: dall’abbigliamento per donna a quello per uomo, passando attraverso negozi di intimo, accessori, calzature e megastore di moda giovane e di tendenza.

Vale la pena  visitare, passeggiando lungo Via del Corso, l’affascinante e caratteristica Galleria Colonna (ora si chiama Galleria Alberto Sordi) con all’interno numerosi punti vendita per uno shopping in tutta tranquillità se vogliamo essere al riparo dalla pioggia e dal freddo.

Qui possiamo scegliere fra il moderno e accattivante Jam, il moderno “ store” di Pinko o l’elegante boutique di Calvin Klein.

Andiamo poi verso Campo de Fiori  ed allora non può mancare una visita alla caratteristica Via dei Giubbonari, mentre  passeggiando nei pressi di Piazza Venezia non si può fare a meno di una passeggiata lungo Via Nazionale, ricca di negozi e boutique.

Se ci troviamo nella zona Vaticano   altra tappa imperdibile è Via Cola di Rienzo dove è possibile spaziare dalle classiche ed eleganti boutique di Luisa Spagnoli, Max Mara, Cerruti e David Saddler alle grandi catene di moda giovane e glamour come Mango, Miss Sixty, Ethic, Fornarina, Onix, Benetton e Sisley, per uno shopping  per tutti i gusti e tutte le tasche.

mercoledì 18 gennaio 2012

La Dea Roma e la Dea Madre : l'adorazione della figura femminile fino ad oggi

Forse il culto della Dea Madre è nato da una potente figura femminile che governava il mondo . Le tradizioni degli indiani Hopi riferiscono la presenza di una regina potente al comando di un umanità precedente avanzata e nel Mali esiste la gigantesca statua di questa regina che  ha circa 25 mila anni. 


Nei testi antichi si parla di entità femminili che guidavano i destini di interi popoli.
Per i Sumeri furono entità femminili mediche a creare la razza umana in laboratorio. Un’altra divinità femminile, Ishtar, in cambio della totale devozione ed obbedienza, aiutava dalla sua astronave i re Assiri in battaglia. Sculture murali e documenti Sumeri ed Accadici attestano che questa Dea, come gli altri Dei, poteva volare con la sua astronave e raggiungere terre lontanissime; inoltre prima di partire per i viaggi più rischiosi, ella si metteva una tuta simile a quella degli astronauti e si cingeva con delle cinture di sicurezza.

Nell’induismo la si chiama Kali, e viene ricordata come decisa e spietata, capace di combattere il nemico frontalmente senza arretrare, annientando tutto ciò che si trova sulla sua strada. In effetti ella possedeva una strategia ed una tecnologia bellica superiore alle altre specie extraterrestri, visto che vinceva con facilità molte battaglie spaziali con armi basate sul suono, che annientavano migliaia di dischi volanti nemici. Anche altri Dei potenti, come Shiva, Brahma e Indra, si rivolgono a lei per ricevere aiuti in guerra. 
Nella mitologia greca la Dea  Atena era la dea della sapienza,  della saggezza, della tessitura, delle arti e degli aspetti più nobili della guerra.
Atena ha sempre con sé la sua civetta, indossa una corazza di pelle di capra chiamata Egida donatale dal padre Zeus, ed è spesso accompagnata dalla dea della vittoria Nike. Quasi sempre viene rappresentata mentre porta un elmo ed uno scudo con appesa la testa della Gorgone Medusa, dono votivo di Perseo.
Non ebbe mai alcun marito od amante, e per questo era conosciuta come Athena Parthenos (La vergine Atena), da cui il nome del più famoso tempio a lei dedicato, il Partenone sull’acropoli di Atene. Dato il suo ruolo di protettrice di questa città, è stata venerata in tutto il mondo greco anche come Athena Polis (Atena della città). Il suo rapporto con Atene era davvero speciale, come dimostra chiaramente la somiglianza tra il suo nome e quello della città.
Minerva
Minerva fu la divinità romana della guerra, e la protettrice degli artigiani. La figura di Minerva deriva da quella di Atena, suo corrispettivo nella mitologia greca.
Publio Ovidio Nasone la definì divinità dai mille compiti. Minerva fu adorata in tutta l’Italia, nonostante solo a Roma assumesse un aspetto da guerriera. Viene solitamente raffigurata mentre indossa una cotta di maglia ed un elmo, completa di lancia.

La dea Roma
  Statando alla tradizione più antica, Roma era una delle prigioniere di guerra troiane segregate nella nave di Ulisse; quando le navi di Ulisse furono costrette da una tempesta a sbarcare sulle coste del Lazio, Roma e le altre prigioniere, stanche di seguire Ulisse nei sui viaggi, decisero di incendiare le navi, costringendo Ulisse e i suoi uomini a stanziarsi nel Lazio, più precisamente sul colle Palatino. Qui venne fondata la città di Roma in onore della prigioniera che aveva costretto Ulisse e i suoi uomini a non partire per nuovi lidi, dando vita a una nuova civiltà.

 Secondo altre versioni, Roma (o più comunemente Rome) sarebbe stata la figlia di Ascanio, e quindi nipote di Enea. In ricordo dei trionfi dei profughi troiani, che riuscirono nel corso delle guerre contro Turno a conquistare la zona dove sarebbe sorta la Città Eterna, Rome fece costruire sul luogo dove sorgerà l'Urbe un tempio in onore di Fides (la Fede).
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Fonti: wikipedia